VILLANETA, TRA STORIA E FORESTA
Un confine tra due mondi
Villaneta sorgeva un tempo nel territorio del Granducato di Toscana e rimase parte della Provincia di Firenze fino al 1923, quando il Comune di Premilcuore passò alla Provincia di Forlì. Solo nel 1926, con i territori di Corniolo e Campigna, Villaneta venne annessa al Comune di Santa Sofia. Isolata oggi nel cuore della foresta, in passato era punto di passaggio tra Toscana e Romagna, lungo antiche mulattiere oggi ridotte a sentieri.
Le origini
La prima testimonianza di Villaneta risale al 1545, in un documento dell’Opera del Duomo di Firenze (OPA), che ne era proprietaria. In quell’epoca Villaneta era già appoderata, ovvero inserita in un sistema agricolo. L’edificio più piccolo del complesso attuale reca incisa la data 1881, insieme alla sigla OPA, simbolo della storica proprietà fiorentina. Anche se a quel tempo l’Opera non possedeva più la foresta, il suo ricordo era ancora vivo tra queste montagne.
Nella foto:
“Estate 1954 io sono quella sul cavallo, la signora sulla porta e i ragazzini sul mulo erano “villeggianti” fiorentini. Questi erano gli anni in cui i vetturini abruzzesi venivano con i loro muli a portare via la legna dai boschi tagliati”
Grazie a Gabriella Gabrielli per aver condiviso con noi questi ricordi.
Un luogo che ha sempre lavorato
Nel corso dei secoli Villaneta ha subito ristrutturazioni e modifiche, adattandosi alle esigenze di chi la abitava e di chi ne sfruttava il territorio. La zona era abitata da contadini, boscaioli, pastori, operai forestali stagionali. La foresta forniva il legname – in particolare abete – per Firenze, e successivamente per i cantieri navali del Granducato. Insieme alla silvicoltura, si svilupparono attività agricole e di allevamento. I buoi erano fondamentali per il trasporto della legna, ma la presenza di capre, spesso segnalata e contestata, danneggiava il fragile equilibrio forestale.
Nella foto:
“I miei nonni nell’aia di casa, la foto risale alla fine degli anni 30”
Gabriella Gabrielli
Campigna, l’altra anima di Villaneta
La Campigna, un tempo conosciuta come Alpe del Corniolo, entrò a far parte dei possedimenti della Repubblica Fiorentina nel 1376 e fu affidata all’OPA nel 1380, per contribuire alla costruzione e al mantenimento della Cattedrale di Santa Maria del Fiore. La foresta era la vera ricchezza di questo territorio. Fu solo nel 1857 che la proprietà passò direttamente al Granduca Leopoldo II. In questo contesto, Villaneta nacque e si sviluppò come insediamento agricolo legato allo sfruttamento della foresta.
Nella foto:
“Estate 1953 o 1954 era sicuramente il mese di agosto. Nella foto partendo da sinistra: io in braccio alla mia adorata mamma, al centro la signora villeggianti con i suoi figli, a destra un’altra mamma di Villaneta con il figlio Giorgio.”
Grazie a Gabriella Gabrielli per aver condiviso con noi questi ricordi.
Memoria viva nel cuore del Parco
Oggi Villaneta è un rifugio immerso nella natura, nel cuore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Un tempo collegata più facilmente con la Toscana che con la Romagna, conserva un’impronta toscana forte, visibile non solo nell’architettura, ma anche nei toponimi e nella storia dei luoghi.
La sua posizione isolata, un tempo punto di passaggio per antichi sentieri, oggi offre a escursionisti e camminatori una finestra sulla storia, un contatto diretto con la memoria del territorio, e la possibilità di vivere il bosco non solo come paesaggio, ma come racconto che continua a parlare.
Nella foto:
“Erano gli anni 1983/86 frequentavo Villaneta di tanto in tanto da bambina dal 70, poi da ragazzetta ci andavo da sola anche con la neve alta, era il mio cocoon… l stavo bene in perfetta armonia con tutti gli animali e i bellissimi alberi. Poi un giorno arrivarono a piedi da Stia con 2 vacche romagnole e i loro vitellino l’anziano Simone e suo fratello avevano già più di 80 anni, dovevano trascinare i tronchi sino a dove arrivava il trattore di Tullio Benilli che allora gestiva la Burraia, però l’angolo di villaneta e la vicinanza della staccionata non permettevano il passaggio del mezzo e così aveva bisogno della trazione animale… io cercavo di dare il mio contributo sono appassionata dei vecchi mestieri
ormai scomparsi.
Catia Liverani
A cura di Palmiro Capacci, uno degli ex gestori del rifugio.





